Mononucleosi, come riconoscerla e curarla

mononucleosi

La mononucleosi o malattia del bacio

La mononucleosi è un’infezione virale che colpisce prevalentemente i giovani.
La malattia ha un decorso solitamente benigno, tranne alcuni casi in cui possono insorgere alcune serie complicazioni, tali da porre in pericolo la vita del paziente.
La mononucleosi è una malattia causata dal virus Epstein-Barr (dal nome dei suoi scopritori) che agisce prevalentemente sulle cellule dell’immunità, interessando particolarmente e in prevalenza i linfociti.

Questi, sotto l’azione del virus, si moltiplicano e assumono un aspetto caratterizzato da un nucleo grosso di forma strana, circondato da molto citoplasma.
In questa condizione risultano molto simili alle cellule che riscontriamo nella leucemia.
La proliferazione dei linfociti genera un ingrossamento dei linfonodi a livello di tutte le stazioni linfatiche; si ha così una linfoadenomegalia generalizzata che è una delle caratteristiche della malattia.

La mononucleosi è una malattia contagiosa?

La mononucleosi e’ una malattia contagiosa e trasmissibile. La trasmissione del virus avviene attraverso le goccioline di saliva e perciò il contagio è diretto.
Questa particolarità spiega come la mononucleosi sia anche conosciuta come “malattia del bacio“.
Il malato elimina il virus presente nella saliva anche molti mesi dopo la guarigione ed esistono anche soggetti, detti “portatori sani“, che eliminano il virus senza contrarre la malattia.
Il contagio può, inoltre, avvenire anche attraverso rapporti sessuali, con le trasfusioni di sangue e di emoderivati, attraverso l’utilizzo comune di oggetti contaminati.

La diffusione della malattia

La mononucleosi è una malattia che si propaga soprattutto tra i giovani un po’ in tutto il mondo, meno diffusa tra gli anziani. Si diffonde in condizioni specifiche cioè quando i soggetti vivono insieme e si trovano a stretto contatto, quando le condizioni igieniche sono insufficienti, quando si trascorre molto tempo in luoghi sovraffollati.

La mononucleosi, se viene contratta in gravidanza, può essere pericolosa per il feto?

La mononucleosi è una malattia che colpisce raramente le donne in gravidanza. Si è osservato che le gravide sviluppano una particolare resistenza a questo virus.
Tuttavia, se la donna in gravidanza si ammala dì mononucleosi, il pericolo che il virus possa arrecare seri danni al feto è assai elevato. Se si contrae la mononucleosi in gravidanza o in allattamento è bene che venga immediatamente consultato il medico.
Inoltre, è necessario che la madre sia sottoposta all’amniocentesi per verificare e accertarsi che non vi siano stati danni al bambino.
Generalmente, non si generano malformazioni per il feto , ma calano un po’ le difese immunitarie della donna e questo la espone a potenziali infezioni.

Sintomi della mononucleosi

Dopo un periodo di incubazione che può variare da quattro a sette settimane, durante le quali il paziente sta bene, iniziano a manifestarsi i primi sintomi.
Essi sono caratterizzati da profonda astenia, brividi, febbre alta, mal di gola e soprattutto ingrossamento delle linfoghiandole a livello del collo, delle ascelle e dell’inguine. Anche la milza può ingrossarsi, ma in maniera modesta.
Questi sintomi talvolta si accompagnano a un’eruzione cutanea, caratterizzata da macchie purpuree al tronco e alla faccia interna dei gomiti, che possono poi evolvere e formare delle piccole papule non pruriginose.

Questa dermatite è identica a quella che si manifesta in soggetti allergici dopo somministrazione di penicillina e va quindi distinta da essa.

Talora i sintomi della mononucleosi possono essere molto blandi e così la malattia può passare inosservata o può essere scambiata per una banale influenza.
Altre volte, per fortuna, rare può avere un decorso più tumultuoso e si può avere un ingrandimento del fegato, anche con ittero, oppure la milza può farsi molto grossa e dolente.

In altri casi il virus può colpire il sistema nervoso e allora si possono sovrapporre i sintomi di una meningite virale o di una encefalite assai seria, con progressiva perdita di conoscenza anche fino al coma.
Inoltre alcuni pazienti vengono colpiti anche a livello del cuore e/o dell’apparato respiratorio. In queste ultima ipotesi i sintomi possono essere quelli di una forma polmonitica più o meno grave, o quelli di una pericardite, con violenti dolori al petto, o, infine di una vera e propria miocardite con insufficienza cardiaca.

Diagnosi della mononucleosi.

La diagnosi si avvale di alcuni esami di laboratorio.
Il conteggio dei globuli bianchi dimostra un significativo aumento di queste cellule e in particolare dei linfociti che appaiono di forma alterata.
Esiste anche un test specifico detto test di Paul Bumel, che consiste nel valutare la capacità del siero del paziente ad agglutinare le emazie di montone.
Questa reazione che risulta positiva nel 70% dei casi è dovuta alla presenza, nel sangue del malato, di specifici anticorpi la cui produzione viene indotta dal virus.
Questi anticorpi sono in grado di aderire ai globuli rossi di montone e quindi di farli agglutinare in particolari condizioni.

Cura della mononucleosi.

Dato che la mononucleosi è una malattia virale, non esistono antibiotici che possono apportare beneficio. La cura si limita esclusivamente al controllo dei sintomi.
Nei casi lievi è sufficiente tenere il malato a riposo e somministrargli dell’aspirina, antinfiammatori e antipiretici, per la febbre e fargli ripetere numerosi e frequenti gargarismi con soluzioni antisettiche e analgesiche per ridurre il mal di gola.
I linfonodi ingrossati sono, talvolta, anche dolenti quindi si può alleviare il dolore è il fastidio ponendovi sopra borse di acqua calda.

I casi più seri richiedono d’obbligo il riposo a letto e quelli più complicati è necessario che il paziente venga ricoverato in ospedale.
Quei pazienti nei quali si sono manifestati i sintomi di meningite o encefalite devono essere attentamente seguiti nelle loro funzioni vitali e il medico deve intervenire a fronteggiare ogni possibile emergenza.

Milza ingrossata

Coloro ai quali si è ingrossata la milza in maniera pericolosa devono rimanere in assoluto riposo ed evitare accuratamente ogni possibile trauma.
È fondamentale che le persone affette da mononucleosi stiano a riposo, limitando l’attività lavorativa e fisica e rispettino una dieta sana con pochi grassi e calorie per non sovraffaticare il fegato.

Di solito, nelle forme più lievi non è necessario che il malato rimanga a casa dal lavoro o dalla scuola. Però, abbastanza di frequente, la profonda astenia che accompagna questa malattia rende il paziente temporaneamente inabile, e di conseguenza è consigliabile qualche giorno di riposo.
La mononucleosi è di solito una malattia benigna e dalla quale si guarisce, di regola, in due, tre settimane.

Depressione e ricaduta

Taluni pazienti, dopo la guarigione dei sintomi clinici, subiscono uno degli effetti collaterali della malattia. Rimangono ancora per lungo tempo, a volte anche per mesi, affetti da una noiosa forma di depressione e una profonda stanchezza.
In questi casi bisogna riassicurare il malato che è completamente guarito.
Infine, un’esigua minoranza dei malati può andare incontro a una ricaduta, ma anche in questi casi la malattia si evolve favorevolmente.

I bambini e la mononucleosi.

per quanto riguarda i bambini più piccoli affetti da mononucleosi, non è facile diagnosticare la malattia in quanto i sintomi sono ridotti e meno definiti. Nei bimbi più grandi, invece, i sintomi che ricorrono sono simili a quelli degli adulti.
Nei bambini raramente si ingrossano fegato e milza, ma compaiono macchioline rosse come per il morbillo o chiazze rosse su tutto il corpo.
Quando la mononucleosi colipisce i bambini, di solito, i tempi di incubazione e di guarigione sono più brevi rispetto a quando viene contagiato un adulto.
Pertanto, non è necessario sospendere la scuola ed è bene che il piccolo prosegua a compiere le sue ordinarie attività, a fare ciò che faceva.

Il bambino che si è ammalato ha bisogno di riposare senza subire stress.
È necessario prestare attenzione alle basiliari misure di igiene, lavando con cura gli oggetti personali.
Il bambino affetto da mononucleosi si stanca facilmente, è svogliato e si sente debole per cui oltre che riposare ha bisogno di nutrirsi in maniera sana e pulita.
Per risolvere ogni dubbio o ricevere maggiori indicazioni bisogna ricorrere al pediatra.

Ulteriori aspetti

La mononucleosi si manifesta con sintomi molto debilitanti in alcuni soggetti e non sembra disturbare particolarmente altri perché è diverso il ruolo della risposta immunitaria di ognuno di noi rispetto ai sintomi.
Tuttavia, si può affermare che, quanto più e vivace la risposta immunitaria tanto più sembra che la malattia si presenti con maggiore gravità.
Non esiste alcun farmaco che possa prevenire in qualche modo il contagio di questa fastidiosa malattia. Non esistono antibiotici in grado di prevenire la mononucleosi, in quanto essa è dovuta a un virus che, come si sa, è insensibile a questi farmaci.

La mononucleosi può essere prevenuta, in caso di focolai di contagio, solo con le immunoglobuline, le quali però hanno una durata e un effetto molto ridotto (poche settimane). Più utile risulta fare attenzione a non contaminarsi con le goccioline di saliva di soggetti malati.

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